Da i3wm a Xfce: tornare a un desktop completo
Dopo diversi anni trascorsi con i3wm, ho iniziato a sentire l’esigenza di tornare a un desktop environment completo.
i3wm continua a piacermi: è leggero, prevedibile e permette di controllare quasi tutto con la tastiera. Con il tempo, però, mi sono reso conto che un window manager minimale richiede di assemblare personalmente molti componenti: gestione energetica, sospensione, blocco dello schermo, notifiche, dispositivi, pannello e così via. Il sistema rimane minimale, ma aumenta il lavoro necessario per configurarlo e mantenerlo.
Inizialmente ero molto attratto da KDE Plasma. Alcune applicazioni basate su Qt mi interessano parecchio, soprattutto Okular e Kleopatra, e l’integrazione complessiva offerta da Plasma è certamente notevole. C’è poi la questione di Wayland: KDE è già ben avviato in questa direzione e rappresenta quindi una soluzione interessante anche in prospettiva futura.
Dopo averlo provato in una macchina virtuale, però, ho dovuto riconoscere una cosa molto semplice: con KDE non mi trovo. Non è una critica al progetto, ma una questione di affinità. La sua organizzazione, la quantità di opzioni e il modo in cui presenta il desktop non corrispondono al mio modo di lavorare.
Ho quindi deciso di dare un’altra possibilità a Xfce, che avevo già utilizzato in passato. L’impressione è stata subito diversa: Xfce assomiglia molto di più a ciò che intendo per desktop environment. È completo, ma rimane sobrio; è prevedibile, veloce e reattivo, senza troppi fronzoli.
Posso continuare a usare Rofi per avviare applicazioni e script, mantenere Emacs al centro del mio lavoro e ricreare le scorciatoie alle quali mi ero abituato con i3wm. Ho configurato, per esempio:
Supere i tasti numerici per cambiare workspace;Super+Shifte i numeri per spostare le finestre;Super+Tabper passare da una finestra all’altra;Supere le frecce per disporre le finestre;Super+Spazioper massimizzarle;- scorciatoie dedicate per Rofi e i miei script.
Non ho più il tiling automatico di i3wm, ma mi sono accorto che, nell’uso reale, mi servono soprattutto finestre massimizzate, desktop virtuali e la possibilità di affiancare rapidamente due applicazioni. Xfce gestisce bene tutto questo senza obbligarmi a costruire personalmente il resto della sessione grafica.
Un altro aspetto importante è la riproducibilità. Le scorciatoie e le impostazioni del gestore delle finestre vengono salvate in file XML che posso includere nei miei dotfile, versionare con Git e riutilizzare durante una nuova installazione. Non avrò un unico file leggibile come quello di i3wm, ma posso comunque conservare in modo selettivo ciò che conta davvero.
Wayland rimane una questione aperta. Xfce sta lavorando al supporto, ma per ora la sessione Wayland è ancora sperimentale. Ho deciso che può aspettare: X11 continua a funzionare bene e non ha senso rinunciare oggi a un ambiente che risponde alle mie esigenze soltanto per anticipare una migrazione futura.
La scelta finale, almeno per ora, è quindi piuttosto semplice: Debian stabile, Xfce come desktop completo, Rofi per l’avvio rapido e Emacs come ambiente di lavoro principale. Un sistema ancora leggero e personalizzabile, ma con meno componenti da coordinare e soprattutto meno cose alle quali dover pensare.